Stress abiotici in agricoltura: come identificarli e cosa utilizzare

Responsabili di circa il 70% delle perdite produttive nelle principali colture agrarie, gli stress abiotici non derivano da agenti patogeni, ma da fattori ambientali sfavorevoli. Come identificarli?

9 min

In questa pagina:

    Nel mondo agricolo, garantire la salute delle piante significa affrontare una serie di sfide che spesso vanno ben oltre la presenza di patogeni o fitofagi. Sebbene organismi viventi come insetti, funghi, batteri e virus rappresentino una parte rilevante delle minacce per le colture – definite stress biotici – non tutte le avversità dipendono dall’azione di agenti viventi.

    Le condizioni ambientali sfavorevoli, infatti, costituiscono il principale fattore limitante della produttività agricola. Secondo alcune stime (Boyer, 1982) gli stress abiotici, cioè quelli legati ai fattori ambientali, sono responsabili di circa il 70% delle perdite produttive nelle principali colture agrarie. Questa percentuale, già significativa, deve essere considerata alla luce dello stravolgimento delle condizioni climatiche degli ultimi anni che sta accentuando ulteriormente l’impatto di tali stress sull’agricoltura.

    Gli stress abiotici includono qualsiasi alterazione dell’ambiente che impedisce alle piante di esprimere il loro pieno potenziale produttivo. Siccità, temperature estreme, salinità del suolo, ristagni idrici e carenze nutrizionali sono solo alcuni esempi di queste minacce, spesso caratterizzate da una sintomatologia lenta e aspecifica. Tali condizioni compromettono il delicato equilibrio fisiologico delle piante, incidendo negativamente sui loro processi vitali.

    Poiché i fattori ambientali non possono essere eliminati, è necessario gestirne l’influenza attraverso interventi agronomici mirati e scelte colturali strategiche, come l’adozione di varietà tolleranti o resistenti e l’impiego di biostimolanti per rafforzare la tolleranza agli stress.

    Prima di tutto, però, è indispensabile saper riconoscere e diagnosticare correttamente questi stress, così da poter adottare strategie efficaci e soluzioni agronomiche appropriate, migliorando la resilienza e la produttività delle colture.

     

    Cos’è lo “stress” delle colture?

    I fenomeni ambientali creano spesso delle situazioni di stress per le piante, con un impatto significativo sul loro metabolismo. Ciò può portare a problemi di sviluppo e quindi, cali di produzione e qualità finale.

    Esistono due tipi di stress:

    • Stress biotici: causati da un altro essere vivente. Quindi funghi, batteri, virus, insetti come, per esempio, la mosca dell’olivo, piante infestanti e animali terricoli.
    • Stress abiotici: provocati da un fattore ambientale estremo, cioè in eccesso o in difetto rispetto alla normalità. Per esempio grandine, bombe d’acqua, siccità, alte temperature e via dicendo.

    Spesso questi due stress sono associati, nel senso che la presenza di uno può provocare l’insorgere dell’altro. Solitamente il fattore scatenante è lo stress abiotico, che crea le condizioni critiche perché le piante si indeboliscano e siano poi attaccate da agenti patogeni, con conseguente stress biotico. 

    In questo articolo focalizzeremo l’attenzione su alcune tra le cause più comuni di stress abiotico.

    Se alterate rispetto alla normalità le fonti ambientali che solitamente portano beneficio alle nostre colture possono, infatti, creare situazioni di sofferenza.

    Qualche esempio? Poca ombra o troppa poca luce, pH del terreno troppo alcalino o troppo acido, pochi nutrienti o magari troppi, umidità o siccità, struttura del suolo e presenza di inquinanti atmosferici nell’’aria, ecc. Queste sono solo alcune delle motivazioni che causano stress alle coltivazioni.

    Le malattie dovute a fattori abiotici possono colpire la pianta in qualsiasi momento, dalla germinazione e durante la fase produttiva, con conseguenti danni sulla resa e qualità della produzione alla raccolta.

    La sintomatologia è molto diversificata. I danni possono essere leggeri e facilmente risolvibili ma anche più importanti. In presenza di stress abiotici il gap tra la produzione effettiva della pianta e il suo potenziale può infatti ampliarsi. E in certi casi si può arrivare alla perdita del raccolto o alla morte della pianta.

     

    Come identificare gli stress abiotici: metodi e strategie

    Riconoscere e diagnosticare gli stress abiotici può risultare piuttosto complicato a causa della natura spesso aspecifica dei sintomi e della loro somiglianza con quelli causati da agenti patogeni.

    A differenza delle malattie di origine biotica, questi stress non hanno un agente causale definito, ma derivano da fattori ambientali sfavorevoli e possono manifestarsi attraverso sintomi variabili, tra cui ingiallimento e necrosi fogliare, caduta precoce dei frutti e crescita vegetativa stentata.

    Questi segnali sono comuni anche a molte malattie biotiche, rendendo difficile stabilire con certezza la causa primaria senza un’analisi dettagliata. Per esempio, foglie clorotiche e necrotiche possono essere il risultato sia di una carenza nutrizionale sia di un’infezione fungina.

    Per riuscire a distinguere gli stress abiotici dalle malattie infettive è necessario adottare un approccio sistematico che combini l’osservazione diretta e l’analisi diagnostica. La prima fase consiste nell’analisi visiva dei sintomi e nella raccolta di informazioni sulle condizioni ambientali recenti, come temperature estreme, eventi meteorologici e pratiche agronomiche adottate.

    Quando la causa non è immediatamente identificabile, è necessario escludere la presenza di patogeni mediante tecniche di isolamento in laboratorio. A questo scopo, possono essere applicati i postulati di Koch, criteri utilizzati per stabilire la relazione di causa-effetto tra un microrganismo a una malattia.

    Questi postulati prevedono l’isolamento del patogeno sospetto e la sua inoculazione su piante sane, al fine di verificare se i sintomi osservati si manifestano nuovamente. Se la pianta inoculata non mostra segni di infezione, è possibile escludere un’origine biotica, concentrandosi sui fattori ambientali.

    Monitorare le condizioni climatiche

    Monitorare attentamente le condizioni pedoclimatiche è essenziale per identificare correttamente le cause degli stress abiotici. L’analisi del terreno consente di valutare le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del suolo, evidenziando eventuali carenze o eccessi di nutrienti, valori anomali di pH e insufficiente capacità drenante.

    Anche la gestione dell’acqua gioca un ruolo cruciale: la qualità delle risorse idriche deve essere controllata per prevenire fenomeni di fitotossicità, come anche una corretta regolazione dell’irrigazione permette di evitare sia il ristagno idrico che la siccità.

    Parallelamente, è importante monitorare le condizioni climatiche, prestando attenzione a temperature estreme, esposizione a luce solare e venti intensi, tutti potenziali fattori di stress ambientale. Anche l’uso indiscriminato di antiparassitari, specialmente degli erbicidi, può rappresentare una causa diretta di stress abiotico per le colture.

    Una volta identificato il fattore scatenante dello stress abiotico, è possibile intervenire correggendo gradualmente le condizioni di crescita e monitorando la risposta delle piante. Questo approccio sistematico consente di valutare se il miglioramento delle condizioni colturali coincide con il ripristino della salute delle piante, confermando così il fattore causale e stabilendo una chiara relazione causa-effetto.

     

    Le principali cause di stress abiotico

    • Luce in eccesso o insufficiente
      Troppa luce, troppa ombra. In ogni caso, la pianta può subire stress. Un esempio? La mancanza totale o parziale di luce rende più lenta la formazione di clorofilla causando la classica colorazione giallognola.
    • Sbalzi di temperatura
      Caldo torrido o gelate. Ma anche semplici e repentini sbalzi di temperatura. Gli eccessi termici provocano effetti negativi sulla pianta, specie se in sinergia con altri fattori ambientali. Tipici sintomi dello stress da alte temperature sono le scottature delle foglie o dei frutti esposti al sole, mentre gli effetti delle basse temperature come le gelate primaverili possono danneggiare irrimediabilmente gli organi fiorali.
    • Alterazioni dell’atmosfera
      Gli agenti inquinanti nell’aria fanno male anche alle nostre piante. Il danno, come per tutti gli altri agenti, dipende dalla specie e dalla varietà della pianta ma anche dal tempo di esposizione, dal tipo di inquinante (per esempio ozono, anidride solforosa, cloro…) e dalla presenza combinata di altri fattori di stress.
    • Nutrienti in squilibrio
      Per crescere normalmente e dar vita a un buon raccolto, nel terreno le piante devono avere a disposizione diversi elementi come: azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio, zolfo, ferro, boro, manganese, zinco, molibdeno e cloro.
      Ogni elemento deve essere presente in una determinata proporzione. Una quantità eccessiva, scarsa o comunque non adeguata di macro e micronutrienti può essere fonte di stress. Carenze di azoto, potassio e magnesio, per esempio, spesso provocano clorosi, macchie e accartocciamenti fogliari.
    • Alterazioni dell’umidità
      La siccità può essere causa di una crescita lenta e poco vigorosa della pianta. Ma anche gli eccessi idrici nel terreno sono da evitare, specie se il suolo non risulta sufficientemente drenato. Tra le più temute conseguenze di terreni stagnanti c’è l’asfissia radicale.

     

    I biostimolanti: la soluzione per contrastare gli stress abiotici

    È quindi importante limitare gli effetti causati dagli stress abiotici, che spesso sono propedeutici per la comparsa di quelli biotici. Finora il problema è stato affrontato, a livello agricolo, puntando soprattutto sulla prevenzione: con fattori ambientali limitanti, si usano prodotti contro un determinato fungo, batterio o insetto.

    Questo approccio, usato da tanti anni, deve essere cambiato, perché dispendioso, anti-economico e poco rispettoso dell’ambiente. Gli studi di biochimica e fisiologia ci hanno mostrato come le piante si predispongono a rispondere a questi stress, ed è questa la strada da intraprendere. Amplificando quei meccanismi che le piante mettono in atto in risposta ad una carenza o eccesso idrico, salino, luminoso, ecc… si riesce a difendere meglio la pianta, anzitutto rendendola più forte!

    Così sono nati i “biostimolanti”, soluzioni che, naturalmente, supportano la pianta nel superamento di questi stress.
    Questi prodotti vanno a “stimolare” specifiche fasi del metabolismo delle piante, che così rispondono meglio ed in maniera pronta all’insorgenza di un fattore limitante. Attraverso l’attivazione di geni specifici, viene aumentata l’attività degli enzimi responsabili dei meccanismi fisiologici fondamentali, così la pianta è in grado di produrre sempre al meglio e di difendersi da situazioni limitanti.

     

    BEOZ: prendersi cura della pianta dalle foglie alle radici

    La gamma BEOZ® nasce per fornire all’imprenditore agricolo soluzioni valide e testate, in grado di garantire la produttività anche in condizioni ostili, migliorando la resistenza della pianta e la capacità di assorbire acqua e nutrienti dal suolo.

    I biostimolanti della gamma aiutano le colture a raggiungere il loro massimo potenziale migliorando:

    • Attecchimento
    • Crescita
    • Fioritura e fruttificazione
    • La tolleranza allo stress e garantendo un rapido recupero

    Il meccanismo d’azione

    Rappresentano una soluzione innovativa con un complesso meccanismo d’azione multifattoriale, dato dalle note componenti biologicamente attive quali:

    • aminoacidi vegetali ottenuti per idrolisi enzimatica;
    • estratti d’alga;
    • estratti umici;
    • componenti di nuova generazione (metaboliti specifici e inoculi di microrganismi).

    Ogni prodotto svolge funzioni specifiche sulla coltura e consente, se impiegato nelle corrette modalità, di elevare il potenziale produttivo colturale.

    Ogni prodotto contiene la Metabolite Technology che identifica, produce e separa metaboliti di origine microbica, creando frazioni metaboliche uniche e specifiche. All’interno di ogni prodotto sono stati inseriti specifici gruppi di metaboliti in grado di potenziare l’attività del formulato.

    Le prove in campo hanno dimostrato l’efficacia di questi formulati, specialmente nelle fasi vegetative precoci e in presenza di moderato stress idrico, confermando il grande potenziale dei prodotti “probiotici e prebiotici” nella gestione della resilienza colturale.

     

    Il consiglio dell’esperto

    I biostimolanti sono uno degli strumenti più promettenti per migliorare la sostenibilità e l’efficienza in agricoltura.

    Tuttavia, per sfruttarne appieno il potenziale in un mercato in forte e costante crescita, è imperativo che tecnici e agricoltori scelgano prodotti la cui validità sia accertata, rispettosa delle normative e basata su solide validazioni scientifiche in campo e in laboratorio.

    Per questo, e per preservare il tuo investimento, è importante affidarsi alla conoscenza di tecnici e professionisti. Contatta ora l’esperto della tua zona e richiedi una consulenza personalizzata.

    Potrebbero interessarti anche: