La salinità sulle orticole: i consigli per la gestione
Non più limitata alle aree costiere o alle zone bonificate, la salinità rappresenta oggi un fattore estremamente limitante in molteplici realtà agricole. In questo articolo parliamo di come affrontarla.
Pluviometria irregolare, acque irrigue di scarsa qualità, eccessivo impiego di fertilizzanti, distribuzione di ammendanti ad elevato indice salino, scarso tenore di sostanza organica ed assenza di dilavamento in ambiente protetto sono solo alcuni tra i fattori che maggiormente influenzano i livelli di salinità del terreno su cui vengono coltivate colture orticole e frutticole.
Effetti della salinità
Per capire come poter intervenire è necessario comprendere cosa succede sul suolo e nella pianta e quali meccanismi di autodifesa vengono innescati.
Per quel che concerne il suolo e la rizosfera, un eccesso di salinità provoca l’accumulo di ioni sodio che causano una destrutturazione del terreno e influenzano negativamente le proprietà idrauliche, mentre l’accumulo di sali nella rizosfera influisce sul potenziale osmotico, riducendo la capacità della pianta di assorbire acqua.
In sintesi, i problemi che causa la salinità sono:
- Squilibri di nutrienti e ormonali
- Tossicità da eccesso di sodio e/o cloruri
- Stress ossidativo e osmotico
- Riduzione dell’attività fotosintetica e arresto dello sviluppo
Il sodio può provocare squilibri nei rapporti con le altre basi di scambio (potassio, calcio e magnesio), i cloruri possono competere con i nitrati, mentre lo stress salino causa nella pianta uno squilibrio ormonale, con produzione e accumulo di acido abscissico.
Molto spesso i meccanismi che si innescano nella pianta sono di tipo ossidativo, simili a quelli messi in atto in risposta ad altre tipologie di stress abiotico. Inoltre, l’accumulo di sali nella rizosfera provoca stress di tipo osmotico, riducendo drasticamente la capacità della pianta di assorbire acqua. Per questo motivo, spesso, uno dei primi sintomi riscontrabili è riconducibile ad una carenza idrica.
Come gestire la salinità
Come intervenire per mitigare gli effetti e continuare a coltivare? L’approccio, per risultare efficace, deve sicuramente essere integrato e includere:
- Apporto di elementi antagonisti, in particolar modo il calcio, catione antagonista del sodio che migliora la struttura del suolo e favorisce l’allungamento del capillizio radicale
- Gestione agronomica, tra cui apporto di sostanza organica umificata e corretta gestione idrica, con strategie volte a provocare un leggero leaching evitando sbalzi idrici che possono provocare dannosi accumuli di sali concentrati in prossimità della radice
- Scelta di colture tolleranti
- Abbassamento della temperatura mediante ombreggiamento o applicazione di caolino al fine di ridurre la domanda evapotraspirativa colturale
- Acidificazione della soluzione nutritiva per facilitare l’assorbimento di fosforo e microelementi ed abbassare il contenuto di bicarbonati
- Impiego di formulati biostimolanti con azione specifica sullo stimolo della radice, antagonismo all’etilene e all’acido abscissico e azione antiossidante
I rimedi
In fertirrigazione
Per quel che concerne la fertirrigazione, le linee di riferimento da impiegare in caso di acque ad elevata conducibilità sono NovAcid e Nova Humic.
NovAcid® comprende un’ampia gamma di idrosolubili NPK a forte potere acidificante, grazie alla presenza di Nova PeKacid® in formulazione. Inoltre, grazie all’elevato contenuto in microelementi chelati e a formulati NPK arricchiti con calcio, i prodotti della linea NovAcid rappresentano una valida soluzione per una gestione ottimale della strategia fertirrigua.
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Nova Humic® NPK, invece, si caratterizza per formulati NPK idrosolubili arricchiti con acidi umici. I prodotti di questa categoria, grazie all’azione degli acidi umici, migliorano le caratteristiche chimico-fisiche della rizosfera favorendo una corretta struttura del suolo e ritenzione idrica.
L’effetto degli acidi umici, inoltre, risulta strategico al fine di tamponare gli effetti negativi provocati dall’accumulo di sali. Infine, il fosforo derivante in parte da polifosfato, rimane biodisponibile nel suolo per un periodo più lungo, favorendo l’attività radicale ed il metabolismo primario della pianta.
Biostimolanti
Vi sono poi prodotti appartenenti alla categoria dei biostimolanti e prodotti speciali, in grado di agire sulla pianta a livello fisiologico: si tratta di BEOZ Actirise e BEOZ Adamite.
BEOZ Actirise, applicato in fertirrigazione, grazie agli acidi fulvici ed agli aminoacidi vegetali stimola il capillizio radicale e promuove lo sviluppo dei microrganismi utili, mentre la frazione di metaboliti batterici specifici, unita all’inoculo di Pseudomonas palmensis e micorrize, promuove la solubilizzazione del fosforo, l’assorbimento del ferro ed esplica un’intensa attività antiossidante, rallentando la senescenza della pianta mediante diversi meccanismi d’azione, tra cui l’interruzione nella produzione di Etilene attraverso l’enzima ACC-deaminasi.
BEOZ Adamite, applicato per via fogliare, grazie agli estratti di Ascophyllum nodosum, agli aminoacidi vegetali ricchi in acido glutammico, prolina e glicina e alla specifica frazione di metaboliti, esplica una forte azione citochinino-simile e promuove il mantenimento del turgore cellulare grazie all’elevato contenuto in mannitolo.
Conclusioni
È possibile concludere quindi che, l’impiego sinergico di BEOZ Actirise e BEOZ Adamite, unito ad una corretta gestione fertirrigua con prodotti acidificanti, esenti da cloruri e con calcio in formulazione, come quelli della linea NovAcid, ed integrato con una corretta gestione agronomica, può consentire di ottenere buoni risultati produttivi anche in condizioni poco favorevoli.