Guida alla coltivazione del
Olivo
In questa guida completa troverai le migliori tecniche professionali per la coltivazione dell'olivo, dal trapianto alla gestione nutrizionale, fino alla raccolta e alla gestione delle piante secolari.
Sapevi che...
Si ritiene l'olivo sia originario della zona a sud del Causcaso (12.000 a.C.), anche se molti studiosi la considerano prettamente mediterranea.
Il parametro utilizzato nella classificazione delle cultivar è la destinazione del frutto.
Essendo una pianta mediterranea predilige climi miti e tollera bene le elevate temperature durante la stagione estiva, fino a 40 °C. Risente invece di temperature molto basse e sotto i -4/-5 °C può subire gravi danni.
Necessita di elevata luminosità, fondamentale per prevenire il disseccamento dei rami e favorire la resa in olio.
Si adatta bene a diverse tipologie di suolo ma predilige terreni senza ristagni idrici, con livelli di sostanza organica contenuti
Prospera bene in terreni con pH neutri o alcalini, nel range tra 6 e 8,5. Non necessita di suoli particolarmente fertili.
Ha ottima resistenza alla siccità, tuttavia carenza d’acqua prolungata può provocare cascola dei frutti, scarso accrescimento e difficoltà nell’assorbimento dei nutrienti dal terreno.
Eccessive piogge in fase di fioritura possono provocare problematiche nei processi di allegagione.
Tollera bene la salinità e può essere coltivato in aree costiere; è bene monitorare i livelli di conducibilità elettrica di suolo e acqua al fine di evitare danni produttivi.
Caratteristiche botaniche dell’olivo
L’olivo è una pianta straordinariamente longeva, in grado di raggiungere facilmente diverse centinaia di anni. Questa longevità è dovuta principalmente alla sua capacità di rigenerare completamente o parzialmente l’apparato epigeo e ipogeo, anche in caso di danneggiamento.
Inoltre, l’olivo è una pianta sempreverde, con una fase vegetativa che continua per quasi tutto l’anno, con un lieve rallentamento durante l’inverno.
L’olivo ha una conformazione tipicamente basitona, assumendo, senza intervento umano, una forma conica. Le gemme sono prevalentemente ascellari, e nelle piante particolarmente vigorose, oltre alle gemme a fiore (che producono frutti con i primordi degli organi produttivi) e a legno, è possibile trovare anche gemme miste, che generano sia fiori che foglie e rami.
I fiori dell’olivo sono ermafroditi, di piccole dimensioni, bianchi e privi di profumo. Sono composti da un calice con 4 sepali e una corolla gamopetala con 4 petali bianchi. I fiori sono raggruppati in mignole, ognuna contenente 10-15 fiori, che si sviluppano su gemme miste di rami dell’anno precedente o dell’attuale.
La fioritura è scalata e inizia abbastanza precocemente, soprattutto sulla parte della pianta esposta a sud. L’impollinazione è anemofila, cioè avviene grazie al trasporto del polline da parte del vento, piuttosto che tramite insetti pronubi (impollinazione entomofila).
Le foglie sono lanceolate, disposte in verticilli ortogonali tra loro, coriacee e di colore verde glauco. La superficie superiore è glabra, mentre quella inferiore presenta peli stellati che conferiscono un aspetto argentato. Questi peli proteggono le foglie da un’eccessiva traspirazione durante le calde estati mediterranee.
Il frutto dell’olivo è una drupa di forma ovale e rappresenta l’unico frutto da cui si estrae olio mediante processo meccanico (a differenza di altri oli che vengono estratti da semi tramite metodi chimici o fisici). Generalmente di forma ovoidale, il frutto può pesare dai 2-3 grammi per le cultivar da olio fino ai 4-5 grammi per le cultivar da tavola. La buccia, o esocarpo, cambia colore dal verde al violaceo a seconda della cultivar.
La polpa, o mesocarpo, è carnosa e contiene una percentuale di olio che varia dal 25% al 30%, presente all’interno delle sue cellule sotto forma di piccole goccioline. Il seme è protetto da un endocarpo legnoso, di forma ovoidale, ruvido e di colore marrone. In alcune cultivar, come il Montalcino e il Rossellino, è possibile trovare noccioli privi di embrione, un difetto che comporta una riduzione del valore commerciale del prodotto.
Il tronco dell’olivo è contorto, con una corteccia grigia e liscia che tende a sgretolarsi con l’età. Il legno, di tessitura fine e colore giallo-bruno, è molto profumato, tipicamente di olio, e risulta essere duro e resistente, utilizzato per la realizzazione di mobili pregiati in legno massello. Un aspetto caratteristico del tronco, sin dalla fase giovanile, è la formazione di iperplasie (ovuli, mamelloni, puppole) nella zona del colletto, appena sotto la superficie del terreno. Strutture simili si possono riscontrare anche sulle branche; tuttavia, queste formazioni non sono causate da parassiti, ma da squilibri ormonali e da eventi microclimatici.

L’andamento climatico registrato nel 2012, con l’alternarsi di siccità e precipitazioni anomale, accompagnato a potature precoci, può avere determinato le condizioni per lo sviluppo di malattie soprattutto in alcune varietà colturali.
Le radici dell’olivo sono inizialmente di tipo fittonante nei primi tre anni di vita, ma dal quarto anno in poi si trasformano quasi completamente in radici di tipo avventizio, più superficiali, che garantiscono una buona vigorosità alla pianta anche su terreni rocciosi, dove lo strato fertile di terreno è spesso limitato a pochi centimetri.
Consigli generali per la coltivazione e cura dell’olivo
Temperatura
Essendo una pianta mediterranea, predilige climi miti e tollera bene le elevate temperature durante la stagione estiva, fino a 40 °C.
Risente invece di temperature molto basse e sotto i -4/-5 °C può subire gravi danni.
Terreno
Si adatta bene a diverse tipologie di suolo ma predilige terreni senza ristagni idrici, con livelli di sostanza organica contenuti e con pH neutri o alcalini, nel range tra 6 e 8,5.
Non necessita di suoli particolarmente fertili.
Fabbisogno idrico
Ha ottima resistenza alla siccità. Tuttavia, una carenza d’acqua prolungata può provocare cascola dei frutti, scarso accrescimento e difficoltà nell’assorbimento dei nutrienti dal terreno.
Eccessive piogge in fase di fioritura possono provocare problematiche nei processi di allegagione.
Salinità
Tollera bene la salinità e può essere coltivato in aree costiere; tuttavia, è bene monitorare i livelli di conducibilità elettrica di suolo e acqua al fine di evitare danni produttivi.
Esposizione solare
Necessita di elevata luminosità, fattore fondamentale per prevenire il disseccamento dei rami e favorire la resa in olio.
Gli stadi fenologici dell’olivo
Un aspetto cruciale nell’olivicoltura è l’individuazione degli stadi fenologici e la gestione dell’alternanza di produzione. Gli stadi fenologici dell’olivo, che segnano i vari momenti dello sviluppo della pianta e del frutto, sono i seguenti:
- Stadio invernale: durante questo periodo le gemme sono in quiescenza.
- Risveglio vegetativo delle gemme: la pianta inizia a riprendersi dal riposo invernale.
- Formazione delle mignole: i fiori non sono ancora sviluppati, ma compaiono i bottoni fiorali.
- Aumento di volume dei bottoni: i bottoni fiorali si ingrossano, preparandosi alla fioritura.
- Differenziazione della corolla dal calice: la corolla inizia a prendere forma distinta dal calice.
- Fioritura vera e propria: i fiori si aprono, mostrando le corolle bianche.
- Caduta dei petali: i petali cadono e le corolle si scuriscono.
- Allegagione: i frutti iniziano a formarsi e si separano dal calice.
- Ingrassamento del frutto: il frutto aumenta di volume e peso.
- Invaiatura e indurimento del nocciolo: i frutti acquisiscono il colore caratteristico e il nocciolo si indurisce.
- Maturazione del frutto: il frutto raggiunge la maturità, pronto per la raccolta.
Alternanza di produzione
L’alternanza di produzione è un fenomeno significativo che deve essere attentamente monitorato in olivicoltura, poiché influisce direttamente sul prezzo e sulla qualità del prodotto finito, sia che si tratti di olive da olio o da tavola. Le cause principali di questo fenomeno sono molteplici e comprendono:
- Condizioni climatiche variabili.
- Attacchi parassitari, in particolare della mosca dell’olivo.
- Errori di potatura e concimazione.
- Ritardi nella raccolta dei frutti.
- La predisposizione genetica della cultivar stessa.
Per gestire e contrastare l’alternanza di produzione, è necessario adottare un approccio tempestivo e continuo nel tempo, con i seguenti accorgimenti:
- Distribuzione regolare della produzione: effettuare potature straordinarie, come l’incisione anulare, per stimolare una crescita più uniforme.
- Irrigazione e concimazione continua: mantenere un apporto costante di acqua e nutrienti durante tutto l’anno.
- Lotta antiparassitaria regolare: intervenire tempestivamente contro la mosca dell’olivo e altri parassiti.
- Anticipare la raccolta: raccogliere le olive al momento ottimale per evitare la sovramaturazione e garantire la qualità del prodotto.
Un’attenta gestione di questi fattori consente di migliorare la qualità e la produttività degli oliveti, riducendo al minimo gli effetti negativi dell’alternanza di produzione.
Portinnesti e varietà di olivo
Per quanto riguarda i portinnesti, gli oleastri (olivo selvatico) sono stati tradizionalmente utilizzati, ma oggi si preferiscono gli olivastri, ovvero portinnesti provenienti da cultivar rustiche e vigorose. Questi ultimi, ottenuti da semi di piante coltivate, presentano una disomogeneità di sviluppo, soprattutto per il fatto che molte varietà di olivo sono autosterili. Di conseguenza, individuare una popolazione di semenzali che sia uniforme e che possa controllare certi caratteri diventa una sfida significativa.
Accanto all’Olea europaea, che è la specie principale per la coltivazione dell’olivo, si è ottenuto un buon successo anche con l’Olea oblonga, una specie resistente al Verticillium dahliae, un patogeno molto diffuso soprattutto nelle regioni meridionali. Inoltre, la ricerca sui portinnesti si è estesa anche verso altre specie del genere Olea e verso generi affini, al fine di trovare nuove soluzioni per migliorare la resistenza e la produttività degli oliveti.
Le cultivar di olivo
Le cultivar di olivo vengono solitamente classificate in base alla destinazione del frutto. Le principali categorie di cultivar includono:
- Cultivar da olio: queste varietà sono principalmente destinate alla produzione di olio d’oliva (Bosana, Canino, Carboncella, Casaliva, Coratina, Dolce Agogia, Frantoio, Leccino, Moraiolo, Pendolino, Rosciola, Taggiasca e altre).
- Cultivar da mensa: queste varietà sono destinate principalmente al consumo diretto come olive da tavola (Ascolana Tenera, Oliva di Cerignola, Sant’Agostino).
- Cultivar a duplice attitudine: queste varietà sono adatte sia per la produzione di olio che per il consumo da tavola (Carolea, Itrana, Tonda Iblea).
Queste cultivar sono selezionate in base a specifiche caratteristiche agronomiche e qualitative, per soddisfare le diverse esigenze della produzione olivicola, che varia a seconda del clima, della posizione e dell’obiettivo produttivo (olio o olive da mensa).
Trapianto dell’oliveto: quando e come farlo
Per quanto riguarda il trapianto, questo deve essere effettuato nel momento in cui le radici fuoriescono dai fori di drenaggio del vaso. Dovrebbe essere effettuata preferibilmente in primavera o in autunno.
Tuttavia, se l’ulivo è stato acquistato presso un vivaio, lo si può mettere a dimora anche tutto l’anno, ad eccezione dei mesi invernali.
Prima di mettere a dimora le piantine d’olivo e dopo aver scelto il luogo dove si dovrà procedere all’impianto si devono eseguire le seguenti operazioni:
- livellamento e, se necessario, spietramento;
- lavorazione profonda del terreno con aratro ripuntatore (ripper) per dissodare il terreno in profondità;
- continuare poi con una concimazione a base di letame (300-400 q.li/ha) e una fosfo-potassica (150-200 kg/ha);
- messa in opera di una rete di scolo (fossi e dreni);
- tracciamento dei sesti e messa dei tutori (picchetti in legno) delle future piantine;
- eventuale potatura di trapianto delle piantine.
Il periodo consigliato è l’inizio della primavera, precedendo la ripresa vegetativa (nelle zone ad inverno mite è consigliabile la messa a dimora in autunno). Le piante che abbiamo sistemato in campo dovranno essere allevate con particolari forme e sesti d’impianto: al centro Italia si preferisce il sesto 5×6 o 6×6 mentre al sud è più largamente usato il sesto 7×6 o 7×7.
Negli ultimi anni si sta sperimentando il sesto dinamico cioè un oliveto dove le piante hanno sesto 6×3 fino al 12° anno, dal 13° in poi una fila ogni due viene spiantata così da ottenere ben due impianti 6×6.
Il trapianto dell’olivo: requisiti del materiale vivaistico
Per la riuscita di un nuovo impianto, è prioritario selezionare materiale vivaistico di elevato standard sanitario e agronomico, che garantisca la rispondenza genetica della varietà scelta. L’impiego di piante certificate di taglia contenuta (50-100 cm), caratterizzate da un asse principale vigoroso e una buona dotazione di ramificazioni secondarie, è da preferire: questa struttura agevola infatti l’impostazione della futura forma di allevamento.
Un fattore determinante per il successo post-trapianto risiede nell’analisi della parte ipogea. Un apparato radicale di qualità deve presentare un pane di terra ricco di radici bianche, attive e ben distribuite, evitando assolutamente piante con radici “spiralizzate” (arrotolate lungo il contenitore). Una struttura radicale sana permette alla pianta di superare rapidamente la crisi di trapianto, limitando la riduzione della biomassa (aerea e radicale) e riducendo la vulnerabilità a patogeni e stress abiotici legati al nuovo ambiente.
Strategie di rafforzamento e stimolazione radicale
Per ottimizzare la fase di attecchimento, è consigliabile l’integrazione di tecnologie biostimolanti atte ad accelerare lo sviluppo delle radici. In quest’ottica, l’applicazione di Rizotech plus (in combinazione con Dualtech Activator Plus) risulta particolarmente efficace.
Rizotech plus è un formulato microgranulare a base di spore vitali di funghi micorrizici arbuscolari (AM) del genere Glomus spp. Il prodotto, distribuito a diretto contatto con le radici durante la messa a dimora, innesca una simbiosi benefica che:
Espande il volume di suolo esplorato: agisce come un prolungamento naturale del sistema radicale.
Ottimizza l’efficienza d’uso delle risorse: migliora l’assorbimento di acqua e nutrienti (in particolare elementi a bassa mobilità come il fosforo).
Accelera la ripresa vegetativa: incrementa la produzione di radici laterali, essenziali per ridurre i tempi di esposizione agli stress post-trapianto.
Questo approccio biotecnologico permette di ottenere un apparato radicale più resiliente, garantendo alla pianta una base solida per raggiungere la massima produttività nel minor tempo possibile.
Pratiche colturali per l’olivo
Per garantire una produzione olivicola di qualità, è fondamentale seguire una serie di pratiche colturali efficaci. Tra queste, la potatura di produzione riveste un ruolo centrale. Di seguito sono elencate alcune regole basilari per ottenere buoni risultati:
- Manutenzione dell’equilibrio tra vegetazione e fruttificazione: È essenziale bilanciare la crescita vegetativa con la produzione di frutti, evitando una vegetazione eccessiva che potrebbe danneggiare la fruttificazione.
- Produzione su rametti dell’anno: L’olivo produce principalmente su rametti di nuova formazione, che crescono tra i 25 e i 50 cm. È quindi importante orientare la potatura per favorire la formazione di questi rami.
- Eccessiva produzione e alternanza: Un’elevata produzione in un anno può portare a un esaurimento delle sostanze nutritive nella pianta, favorendo l’alternanza di produzione (annate con scarsa raccolta alternano a quelle con abbondante raccolto).
- Competizione ormonale e cascola pre-raccolta: La competizione tra frutti sulla stessa pianta è uno dei principali fattori che inducono la cascola dei frutti, cioè la caduta prematura prima della raccolta.
Irrigazione e concimazione
Anche se l’olivo è una pianta rustica e resistente, ci sono altre pratiche colturali che stanno diventando sempre più diffuse per ottimizzare la produzione:
- Irrigazione: Sebbene l’olivo non necessiti di irrigazione costante, questa pratica risulta molto utile, soprattutto nei primi anni di impianto e durante la stagione estiva. La mancanza di acqua in estate può causare problemi come aperture anomale dei fiori e aborto dell’ovario, con conseguente riduzione della qualità dei frutti. Per evitare tali danni, si utilizzano sistemi di irrigazione tradizionali a gravitazione o moderni sistemi a microportata (spruzzo e goccia).
- Concimazione: La concimazione è fondamentale per garantire una nutrizione ottimale, soprattutto durante l’impianto e nelle fasi di piena produzione. Gli elementi più importanti per la nutrizione dell’olivo sono:
- Boro (Bo) e Magnesio (Mg): Essenziali per la nutrizione minerale.
- Calcio (Ca) e Potassio (K): Favoriscono la sintesi di amido, regolano l’accumulo idrico e aumentano la resistenza alle avversità ambientali.
- Fosforo (P): Regola l’accrescimento della pianta e la fruttificazione.
- Potassio (K): Aiuta a regolare il vigore della pianta e il suo equilibrio vegeto-produttivo.
Queste pratiche colturali, se ben gestite, permettono di migliorare la resa e la qualità della produzione olivicola, garantendo frutti di alta qualità per la produzione di olio o per il consumo diretto.
Esigenze nutrizionali e carenze dell’olivo
L’assorbimento di nutrienti avviene principalmente durante la primavera e l’estate, quando l’albero germoglia e avviene la formazione e la crescita delle olive. Il tasso di assorbimento dell’azoto è maggiore in primavera/inizio estate, durante la crescita vegetativa, mentre il tasso di assorbimento del potassio è leggermente inferiore in questo periodo. La concimazione fogliare, in momenti specifici, può integrare l’apporto di nutrienti per via radicale.
Azoto
L’azoto svolge un ruolo fondamentale nel ciclo di vita del nocciolo. Questo ruolo diventa particolarmente critico dalla ripresa vegetativa, alla fioritura, fino all’allegagione e raggiunge il suo massimo durante l’indurimento del nocciolo (giugno), con alcune variazioni legate alle condizioni pedoclimatiche locali.
Per soddisfare il fabbisogno annuale di azoto della pianta, è consigliabile frazionare le dosi in tre fasi principali del ciclo di crescita (dopo la raccolta, durante la ripresa vegetativa e la mignolatura, e durante l’indurimento del nocciolo).
In caso di condizioni meteorologiche avverse, è possibile compensare le carenze applicando azoto tramite applicazioni fogliari.
Fosforo
Gli ulivi coltivati su terreni già ben dotati di potassio potrebbero non trarre beneficio da ulteriori aggiunte. Tuttavia, quando il terreno mostra carenze di potassio, un adeguato apporto può influenzare positivamente la resa, poiché il potassio e lo zolfo sono direttamente coinvolti nel metabolismo dei grassi.
È consigliabile utilizzare fertilizzanti a base di solfati ed evitare l’uso di cloruro di potassio.
Potassio
Raramente l’olivo mostra carenze di fosforo. Tuttavia, assicurarne un’adeguata disponibilità, insieme ad azoto, potassio e zolfo, è fondamentale per garantire l’accumulo di sostanze di riserva e favorire la formazione e lo sviluppo delle gemme.
Le carenze non sono evidenti a prima vista. È comunque consigliabile mantenere un equilibrio nutritivo adeguato, anche se le risposte possono essere meno visibili rispetto ad altri nutrienti.
Calcio
L’olivo è una pianta esigente di calcio. Nei terreni carenti, si consiglia un’integrazione tramite fertilizzanti contenenti tale elemento. Durante le prime fasi di sviluppo dei frutti, è importante promuovere l’assorbimento del calcio, evitando, ad esempio, l’eccessiva presenza di ioni come Mg+, K+ e NH<sub>4</sub>+, che potrebbero competere con il calcio nell’assorbimento radicale.
Magnesio
In terreni con un’elevata disponibilità di potassio, potrebbe verificarsi un’interferenza nell’assorbimento del magnesio da parte della pianta.
Ferro
Le carenze di ferro sono frequenti nei terreni calcarei con pH elevato, ma possono essere efficacemente gestite con concimi contenenti tale microelemento in forma chelata.
Boro
La carenza di boro può causare fisiopatie, soprattutto verso maggio. I ramoscelli possono assumere una forma caratteristica detta “a palmetta” e le foglie iniziano a deformarsi. Questo disturbo può progredire, facendo seccare i rami e compromettendo la produzione di frutti. Poiché il boro influisce sulla fecondazione e sull’allegagione dei frutticini, le carenze possono avere un impatto negativo sulla resa.
È consigliabile reintegrare questo elemento nel terreno o effettuare applicazioni fogliari per correggere eventuali carenze. Un’applicazione eccessiva di tale microelemento può portare a tossicità e ad una ridotta fioritura.
I sintomi di carenza di potassio negli olivi si manifestano sulle punte delle foglie giovani, come punte secche.
Piantagione intensiva di 2 anni a Carmona, nel sud della Spagna, con coltura di copertura seminata di recente tra le file di alberilines

Applicazione invernale di polisolfato in una piantagione di olivi biologici (varietà Arbequina) a Madrigalejo, Spagna

Frutto a maturazione (varietà, Koreniky), autunno inoltrato a Megiddo, Israele
Piantagione di olivi tradizionali (varietà, Picual) a Baeza (Jaén), South Spain
Concimazione dell’olivo: strategie nutrizionali per ogni fase
Una corretta nutrizione non deve solo nutrire la pianta, ma sostenere il complesso equilibrio tra crescita vegetativa e produzione (evitando l’alternanza).
Ripresa vegetativa (Febbraio-Marzo): È il momento dell’Azoto (N), fondamentale per lo sviluppo dei nuovi germogli e delle mignole. In questa fase è utile associare il Boro (B) per via fogliare, cruciale per la fertilità del polline.
Mignolatura e fioritura (Aprile-Maggio): La pianta ha bisogno di energia. Oltre all’azoto, il Fosforo (P) supporta i processi energetici, mentre le applicazioni fogliari di biostimolanti possono migliorare l’allegagione.
Indurimento nòcciolo e inoliazione (Luglio-Settembre): Il Potassio (K) diventa il protagonista. Regola l’equilibrio idrico (resistenza alla siccità) e favorisce la sintesi dei trigliceridi (olio) all’interno del frutto.
Post-raccolta (Ottobre-Novembre): Una concimazione autunnale leggera con un equilibrio P-K aiuta la pianta a ricostituire le riserve nei rami e nel tronco, migliorando la resistenza ai freddi invernali.
Le carenze nutrizionali dell’olivo: come riconoscerle e prevenirle
Riconoscere i sintomi visivi è il primo passo, ma l’analisi fogliare resta lo strumento diagnostico più veritiero.
Azoto ➜ La carenza di azoto si manifesta con una crescita stentata della pianta, scarsa differenziazione a fiore delle gemme, foglie clorotiche e fruttificazione ridotta.
Fosforo ➜ La carenza di fosforo invece è piuttosto rara nell’olivo. Qualora si presentasse, si manifesta con scarsa differenziazione, allegagione e produzione. Le foglie sono notevolmente più piccole e sono caratterizzate da foglie verde porpora, necrotiche e con filloptosi.
Si consiglia di apportare il fosforo ogni 2-3 anni, oltre che in fase di pre-impianto, insieme alla sostanza organica e al potassio.
Potassio ➜ La carenza di potassio si evince dalla scarsa qualità e sviluppo dei frutti, oltre al disseccamento delle foglie e degli apici vegetativi. Inoltre, vi è la comparsa di clorosi sulle foglie più vecchie con necrosi apicale, filloptosi anticipata e una maggiore suscettibilità della pianta allo stress da freddo.

Se gli apici vegetativi mostrano ingiallimenti e disseccamenti, con molta probabilità si è in presenza di carenze di fosforo (P) e potassio (K).
Magnesio ➜ La carenza di magnesio è spesso associata all’eccessivo apporto di potassio e calcio. Si presenta tramite la riduzione dell’attività vegetativa, l’ingiallimento delle foglie, disseccamento e filloptosi.
Boro ➜ La carenza di boro si manifesta con colorosi e ingiallimento degli apici della lamina fogliare, necrosi e filloptosi. La pianta presenta anche una crescita stentata, malformazioni e disseccamenti apicali delle drupe, oltre a una fioritura e allegagione ridotte.
Prevenzione: Utilizzare piani di concimazione frazionati e bilanciati, preferendo la fertirrigazione o concimi a cessione controllata per evitare perdite per lisciviazione. Per avere conferma di eventuali carenze, oltre alla diagnosi visiva, è consigliabile effettuare l’analisi di terreno e tessuti.
Malattie comuni dell’olivo e come prevenirle
La prevenzione agronomica (potatura e aerazione della chioma) è efficace quanto i trattamenti chimici.
Occhio di Pavone (Spilocaea oleaginea): Macchie circolari concentriche sulle foglie. La prevenzione si fa con trattamenti rameici post-potatura e in autunno, e mantenendo la chioma ben areata per ridurre l’umidità.
Lebbra dell’olivo (Colletotrichum spp.): Causa il disseccamento dei frutti e delle foglie, con perdite di resa e qualità dell’olio. Fondamentale il controllo dell’umidità e interventi tempestivi in prefioritura e durante l’invaiatura.
Rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi): Batteriosi che crea escrescenze (tumori) sui rami. Si previene disinfettando gli attrezzi da potatura e trattando con rame subito dopo grandinate o potature intense per chiudere le ferite d’ingresso del batterio.
Mosca dell’olivo (Bactrocera oleae): Il principale fitofago. La prevenzione moderna usa trappole di monitoraggio, polveri di roccia (caolino o zeolite) per rendere il frutto non appetibile, o prodotti larvicidi mirati.
Consigli per l’irrigazione dell’olivo
Sebbene l’olivo sia una pianta xerofila, l’irrigazione di soccorso aumenta la produzione anche del 30-50% e migliora la qualità dell’olio.
Fasi critiche: L’acqua non deve mancare durante la mignolatura/fioritura (per evitare l’aborto fiorale) e durante l’indurimento del nòcciolo (per garantire la dimensione finale del frutto e l’accumulo di olio).
Strategia: L’irrigazione a goccia è lo standard professionale. Permette di mantenere un “bulbo umido” costante evitando sprechi idrici e riducendo l’umidità ambientale (minore pressione di funghi).
Deficit Idrico Controllato (RDI): In molti areali si applica uno stress idrico controllato dopo l’indurimento del nòcciolo per risparmiare acqua senza penalizzare la resa in olio, stimolando anzi la concentrazione dei polifenoli.
Qualità dell’acqua: Attenzione alla salinità; l’olivo è tollerante, ma acque eccessivamente saline richiedono una gestione attenta del lavaggio dei sali e l’apporto di calcio e potassio per contrastare il sodio.
Soluzioni ICL per la coltivazione dell’olivo
| Epoca di intervento | Prodotto | Perché utilizzare questi prodotti? |
|---|---|---|
| Sviluppo vegetativo primaverile Mignolatura e fioritura | Al suolo: Agromaster® NPK 19-9-9+Mg+Ca+S+TE In fertirrigazione: SOLINURE GT® 18-11-11+Mg+S+TE Per via fogliare: AGROLEAF POWER® High N (31-11-11+TE) | 1. Spinta vegetativa immediata ed apporto di nutrienti a rilascio prolungato per sostenere la pianta durante tutte le prime fasi di sviluppo. 2. Sviluppo vegetativo primaverile e potenziamento della fotosintesi. 3. Sviluppo vegetativo equilibrato e preparazione alla fioritura. |
| Da mignolatura ad allegagione | In fertirrigazione: SOLINURE FX® 20-20-20 Per via fogliare: BEOZ® ADAMITE + AGROLEAF LIQUID® B11 | 1. Potenziamento della fioritura e dell’allegagione. 2. Incremento allegagione e riduzione cascola. |
| Da allegagione a indurimento nocciolo | In fertirrigazione: SOLINURE FX® 15-5-30 alternato a NOVA Calcium Per via fogliare: AGROLEAF POWER® High N (31-11-11+TE) | 1. Accumulo calcio e potassio nel frutto e incremento pezzatura. 2. Intervenire in caso di elevato carico produttivo per sostenere lo sviluppo dei frutti. |
| Maturazione | In fertirrigazione: SOLINURE FX® 15-5-30 Per via fogliare: AGROLEAF POWER® High K (15-10-31+TE) | Maturazione e incremento resa in olio. |
| Post-raccolta | Al suolo: POLYSULPHATE® Granular | Reintegro nutrienti non soggetti a dilavamento e lignificazione tessuti per maggior tolleranza alle basse temperature. |
Per avere i dettagli sui dosaggi, modalità di applicazione e prodotti specifici in base alla varietà, scarica il piano di concimazione dell’olivo!


















